Videoenciclopedia della caccia al cinghiale
Videoenciclopedia della caccia al cinghiale

Il "no" ed il "bravo"

Le parole “no” e “bravo” sono le due colonne portanti del processo di formazione del  cane da lavoro. Su queste due parole si appoggiano sia l’intero percorso formativo (processi educativi e di addestramento), sia l’attività di conduzione.

Durante la formazione il cane deve interiorizzare perfettamente che il “no” ha un solo significato, deciso, incontestabile, che  gli fa capire che sta compiendo un’azione nel modo sbagliato e che per questo il suo conduttore non è contento di lui. Poi, una volta che avrà intrapreso l’azione giusta spontaneamente o a comando, ecco che la parola “bravo” rinforzerà il suo atteggiamento, tranquillizzandolo e ponendolo in uno stato psichico di condivisione del compiacimento del suo conduttore. Il cane è sereno quando il suo padrone è soddisfatto di lui.

Dopo il “no”, se il cane non intraprende di sua iniziativa l’azione corretta, non va mai lasciato nell’incertezza; l’input di correzione non va mai somministrato senza un successivo comando che gli indichi quel che va più correttamente fatto.

Appena il cane avrà compreso in che modo variare la sua prestazione, ecco che la parola “bravo” ristabilirà  in lui l’equilibrio emotivo, determinato dalla percezione che il suo conduttore lo approva. Il significato del  no” e del “bravo” va  insegnato sempre con molta cura. Una volta che tutte le tipologie di input correttivo e di rinforzo saranno state ristrette a queste due semplici parole,  saranno proprio queste gli unici comandi  che consentiranno di guidare il cane verso il  discernimento tra quel va o non va fatto e, per i processi superiori, su come va fatto.Occorre tuttavia che la loro interiorizzazione sia graduale,  senza esagerare nelle pretese, per non perdere noi stessi autorevolezza e senza inflazionarne l’uso per non banalizzarle. Esse non dovranno mai essere somministrate con la  richiesta di prestazioni che non siano congruenti con il livello di maturazione raggiunto, o che il cane sia nell’impossibilità di compiere. Dovranno inoltre essere usate sempre  in modo significativo,  ben calibrate e con il giusto tono di voce.

Autori:

  • Franco Serpentini

Collaborano:

Ghermire una vita, a qualsiasi specie animale appartenga, è sempre un atto di responsabilità estrema e, o lo si compie con bestiale inconsapevolezza, cosa che non ci rende uomini, o ci si interroga ed allora bisogna darsi risposte profonde.
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