Videoenciclopedia della caccia al cinghiale
Videoenciclopedia della caccia al cinghiale

Il collare d'addestramento ad impulso elettrico

Riuscire ad intervenire nel momento in cui il cane compie l’infrazione è quasi sempre molto difficoltoso. Se poi il cane è distante da noi è impossibile.

La frustata di piombo sparato con una cartuccina era lo strumento più usato qualche decennio fa (attualmente si configura come reato). Se non si era però più che esperti si potevano arrecare al cane danni seri. Chi voleva correre meno rischi usava invece la fionda, meno precisa e meno lunga, ma sicuramente meno pericolosa.

Tali metodi arcaici sono stati sostituiti successivamente  con uno strumento molto efficace: il collare da addestramento con stimolo elettrico. Vietato, riconsentito e poi vietato di nuovo, è ancora usato da molti e purtroppo troppo spesso in modo improprio.

Chi decidesse di usarlo deve esser cosciente che è un attrezzo assolutamente sconsigliato ai principianti. Va adoperato con parsimonia, solo da persone esperte  e solo nei dovuti modi.  Un suo uso scorretto o eccessivo, oltre ad arrecare effettivo disturbo psichico,  può generare problematiche indelebili e più gravi di quelle da rimuovere. E’ enorme il numero dei cani rovinati in modo definitivo da questo attrezzo.

Il collare d’addestramento  non va mai usato direttamente sull’azione scorretta.  Se dovessimo pensare di correggere il cane con una scossa elettrica per ogni sua infrazione giovanile,  ne sortirebbe un disastro.

Al contrario, la procedura giusta è utilizzarlo solo a voltaggio bassissimo e solo nelle fasi iniziali dei processi educativi, in appoggio all’input correttivo verbale codificato (es. la parola “no”), al fine di  far assumere a questo la stessa valenza “traumatica” dello stimolo elettrico per il  quale il cane è sensibilissimo.  Avvenuti il riconoscimento e l’assimilazione dell’input correttivo verbale <<no>>, quest’ultimo sarà per il cane l’equivalente  della scossa,  a questo punto non più necessaria. Bastano un paio di  applicazioni perché ciò avvenga correttamente.

Da lì in poi, la parola “no”,  da sola, sarà sufficiente a far comprendere al cane che sta compiendo un’azione sbagliata ed a convincerlo a desistere dal proseguirla.

Allo stesso modo, la parola “bravo”, se si è provveduto a far radicare bene la sua valenza, sarà l’unico rinforzo che seguirà l’azione corretta e che gli farà  percepire il compiacimento del suo conduttore, stimolandolo  a continuare.

 

Autori:

  • Franco Serpentini
  • Stefano Quercetani
  • Aurelio Pase

Collaborano:

  • Carlos Antuñano Diez
  • Mihajlo Hadži-Pavlović
  • Fausto Pezzedaz Trentini
  • Gianluca Petrucci
Ghermire una vita, a qualsiasi specie animale appartenga, è sempre un atto di responsabilità estrema e, o lo si compie con bestiale inconsapevolezza, cosa che non ci rende uomini, o ci si interroga ed allora bisogna darsi risposte profonde.
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