Videoenciclopedia della caccia al cinghiale
Videoenciclopedia della caccia al cinghiale

La conduzione del cane da cinghiale

<< Il grande cane fa sembrare bravi tutti i canettieri, il  grande canettiere fa sembrare bravi tutti i cani.>> 

 

Questa era una delle numerose massime che ci venivano ripetute  quando, imberbi monelli con i pantaloncini corti e le ginocchia sbucciate, seguivamo i nostri maestri  dietro i loro segugi.

Un tempo, per essere nominati canettieri   occorreva aver superato un lunghissimo periodo di apprendistato, prima attraverso  interminabili ore passate alla posta, poi con il primo cucciolo avuto in regalo l’investitura ufficiale, per arrivare pian piano  a percepire  l’ineluttabile cerchio della vita, con i vecchi maestri affaticati ancora una volta alla posta,  a  ripercorrere con i ricordi i propri sentieri di vita.

Tutto era quanto di meglio la tradizione  potesse offrire per farci crescere sani e forti… e giusti.

Canettieri lo si era quasi per predestinazione, ed era impossibile non apprendere l’arte se la scuola era delle migliori.

 

Le fasi della conduzione

 

Canaio, canettiere e conduttore sono i tre termini che contraddistinguono  il cinegeta nell’atto delle sue funzioni e nei rispettivi contesti d’azione: battuta, braccata e girata (quest’ultima parallelamente con treppiede, cavalletta e caccia a singolo).

La sua azione assume invece indistintamente il termine di “conduzione”, nell’intendere la successione organica e strutturata delle otto fasi che costituiscono l’attività cinegetica nella caccia al cinghiale.

 

Le fasi della conduzione nella caccia al cinghiale sono:

 

1.   reperimento della traccia notturna;

2.   valutazione della traccia;

3.   tracciatura ed accostamento;

4.   servire il cane –  con la forzatura o con il  tiro a fermo;

5.   seguita;

6.   recupero dei capi feriti;

7.   rientro;

8.  recupero dei  cani.

Autori:

  • Franco Serpentini
  • Stefano Quercetani
  • Aurelio Pase

Collaborano:

  • Carlos Antuñano Diez
  • Mihajlo Hadži-Pavlović
  • Fausto Pezzedaz Trentini
  • Gianluca Petrucci
Ghermire una vita, a qualsiasi specie animale appartenga, è sempre un atto di responsabilità estrema e, o lo si compie con bestiale inconsapevolezza, cosa che non ci rende uomini, o ci si interroga ed allora bisogna darsi risposte profonde.
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