Videoenciclopedia della caccia al cinghiale
Videoenciclopedia della caccia al cinghiale

Servire il cane

L’atteggiamento tenuto dal cane mentre abbaia a fermo condizionerà il conduttore durante la delicatissima fase di avvicinamento; la certezza che il cane non subirà danni,  o che non costringerà il cinghiale a rompere la lestra prematuramente, lo aiuterà a mantenere la calma necessaria.

Dobbiamo ricordare che deve essere sempre e solo il conduttore a  servire il cane, il loro feeling e la loro reciproca fiducia lo impongono.  Non è raro che cani molto caratterizzati arrivino persino a rifiutare improvvisamente  il cinghiale allestrato nel momento in cui si accorgono che a servire  non è intervenuto il loro padrone, ma un estraneo. 

 

 

Ricordiamo che il cane a fermo può essere servito in due modi:

  • con il tiro a fermo
  • con la forzatura

A volte l’attesa per riuscire a tirare a fermo è estenuante. Intravvedere la sagoma del cinghiale immobile nella lestra non è sempre facile. Ci vogliono calma e pazienza.

Non bisogna mai arrivare troppo vicino al cinghiale allestrato. E’ un inutile rischio. Il suo sguardo di punta è un segno inconfondibile ed il suo scatto può essere improvviso. Anche un porcastro può farci male se ci coglie impreparati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrare carponi nella lestra è da incoscienti. Le nostre carotidi sono alla giusta altezza per il colpo di zanna. Se non si riesce ad intravvedere il cinghiale allestrato da distanza di sicurezza, è obbligatorio forzare.

Se la manovra di avvicinamento viene eseguita ad arte ed il cane fa bene il suo lavoro, il cinghiale distratto dall’abbaio  non ci sentirà arrivare, consentendoci il tiro.

 

Il "tiro di stoccata" nella caccia al cinghiale andrebbe sempre evitato. Ma il più delle volte non se ne può fare a meno, soprattutto nelle situazioni in cui non è possibile intravvedere il cinghiale per tirargli a fermo mantenendo la distanza di sicurezza.

In ogni caso non si tira ASSOLUTAMENTE MAI al movimento o allo sfrascare; si tira solo ed esclusivamente a sagoma perfettamente riconoscibile e riconosciuta.

Nella foto un cinghiale impanciato da un tiro di stoccata.

Un cinghiale che "rompe la lestra" (che "stolza") sa essere velocissimo.  Un cane esperto e modulante, attraverso l'espressività della propria  voce, riesce a farci capire quel che l'animale sta facendo: è tranquillo, sta minacciando, si è messo in piedi, sta per fartire.... Questo può darci un leggero margine di vantaggio nel caso si debba servire il cane con il tiro. 

Nel caso non si riesca invece a vedere l'animale nella lestra, e si debba ricorrere al tiro di stoccata, è sempre bene riuscire almeno a prevedere il punto di transito nel momento in cui eseguirà lo scatto, e prepararsi in posizione di tiro con l'arma già imbracciata.

Data la velocità del cinghiale  nello stolzare, nel tiro di stoccata, anche se si è già pronti con l'arma stretta alla spalla, è bene non tenere l'arma  immobile e fissa, ma compiere un brevissimo e rapidissimo movimmento di "accompagnamento" che porti l'arma puntata nella parte anteriore del selvatico, così da evitare clamorose padelle.

Nella foto il cinghiale  che "rompe la lestra", "scarseggiato" con la macchina fotografica, con la carabina sarebbero stati colpiti gli arti posteriori.

Autori:

  • Franco Serpentini
  • Stefano Quercetani
  • Aurelio Pase

Collaborano:

  • Carlos Antuñano Diez
  • Mihajlo Hadži-Pavlović
  • Fausto Pezzedaz Trentini
  • Gianluca Petrucci
Ghermire una vita, a qualsiasi specie animale appartenga, è sempre un atto di responsabilità estrema e, o lo si compie con bestiale inconsapevolezza, cosa che non ci rende uomini, o ci si interroga ed allora bisogna darsi risposte profonde.
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