Videoenciclopedia della caccia al cinghiale
Videoenciclopedia della caccia al cinghiale

Segugio dell'Appennino (Piccolo Lepraiolo Italiano)

Cane da seguita specializzato per la caccia alla lepre e al cinghiale, per il quale è un ottimo e prudente abbaiatore a fermo. Gli piace stare sempre a contatto col canettiere, nella cerca al vento caccia vicino, sulla traccia è un ottimo battitore vocalizza molto bene sia in cerca che nella seguita, martellante abbaiatore al fermo ha un temperamento molto forte e una forte predisposizione alla caccia, molto ubbidiente, e si presta a far parte di una piccola muta, con una voce nervosa, molto acuta e chiara, di facile riconoscimento, cangiante a seconda delle diverse fasi di lavoro, molto sicuro in accostamento,  molto predisposto nello scovare e una grande passione per la seguita. La montagna è un luogo che predilige, i terreni misti(campi, sassicaie e alto fusto) sono la sua passione dove riesce a seguitare senza troppe pause, in assenza di fiato caccia molto a memoria. Caccia bene sia in singolo che in coppia, adattandosi anche a piccole mute.

di Andrea Antonelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un po’ di storia…

Nel 1882, sulla rivista "La Caccia - Giornale Illustrato Dello Sport Italiano", tale Artus scriveva: << Ora non sapendo noi, o non potendo risalire con precisione all'origine prima dei nostri cani da seguito, accontentiamoci di noverare e descrivere per sommi capi le razze che trovansi oggigiorno nella penisola. Le razze italiane dei cani da seguita si possono  sommare a sei e vengono così distinte:

- Segugio di Lomellina;
- Segugi o Lepraioli dell'Appennino;
- Segugi Montagnini delle Alpi;
- Bracco Calabrese;
- Cirneca di Sicilia;
- Vertreddu di Sardegna;

A queste possiamo aggiungere il bassetto, o piccolo segugio a gambe basse >>

Negli anni venti Luigi Zacchetti, fondatore della Società Italiana Prosegugio (
www.prosegugio.it/) e grande cultore del cane da seguita in un'epoca dove questi ultimi venivano descritti (impropriamente e senza alcun fondamento) come pericolosi per l'ecosistema e da limitare in ogni modo, si impegnò anima e corpo in un'accurata ricerca che portò alla luce la presenza in Italia di migliaia di piccoli segugi appartenenti alle razze descritte da Artus, ma dovette rinunciare al progetto di riconoscimento per l'apatia, l'ignoranza e l'avversione al cane di razza dei proprietari di questi cani (per lo più contadini e villici vari). Nel 1927 venne istituita una commissione per il riconoscimento delle razze da seguita italiane, ma nel 1929 fu solo il Segugio di Lomellina ad essere riconosciuto ufficialmente dal Kennel Club Italiano (attuale ENCI) con il nome di "Segugio Italiano".  Nel 1932 Zacchini, appassionato cultore della razza, ne propone nuovamente il riconoscimento, ma non viene ascoltato. Nel 1955 un nutrito gruppo di Segugi dell’Appennino vengono presentati in expo a Firenze per la prima volta, dimostrando che già vi era una certa omogeneità di razza. Dal 1960 al 1980 viene portata avanti dalla commissione per il riconoscimento un’imponente opera di censimento dei soggetti presenti sul territorio Italiano, mentre negli stessi anni il famoso Don Nando, il parroco segugista, si impegnava nella selezione di una linea di sangue che tutt’oggi fa storia nella razza. Tra gli anni 60-80 fece letteralmente furore nelle competizioni per cani da seguita su lepre, su e giù per l'Italia a far conoscere la razza, prima come concorrente, poi come giudice abilitato ENCI. Vinse il Campionato Nazionale su lepre con la coppia Sony e Zona; l'anno successivo si affermò con la muta composta da Sony, Birba, Nerina e Fara, inutile continuare ad elencare tutte le competizioni che vinse con i suoi Appennino (alla faccia di chi diceva fossero bastardelli di montagna spacciati per cani da seguita!), dirò solo che vinse, vinse e stravinse, dando spettacolo anche in Spagna. Ma soprattutto si impegnò affinché anche l'ENCI, oltre alla prosegugio, prendesse coscienza dell'esistenza della razza.
 Nel 1995 sulla rivista "I Segugi" (organo ufficiale della Prosegugio) vennero pubblicati gli standard morfologici provvisori di quattro razze scampate alle due guerre e che si voleva riconoscere ufficialmente:

- Cane da cinghiale (riconosciuto nel 2003 come "Segugio Maremmano")
- Cravin o Piccolo Segugio Piemontese ( accorpato al Segugio dell'Appennino, dal quale differirebbe soltanto per la particolare tessitura del pelo, presto verrà distinto come varietà a se)
- Montagnino delle Alpi (ancora non riconosciuto)
- Piccolo Lepraiolo Italiano ( Riconosciuto nel 2010 come "Segugio Dell'Appennino-Lepraiolo Italiano")

 

Nel 1996 hanno inizio i primi raduni di razza ma è solo nel 2000 che venne presentato uno standard ufficiale accuratamente studiato. Nel 2007 venne nominata una nuova commissione per il riconoscimento della razza, che si preoccupò, nel 2009 di stilare un nuovo standard, maggiormente aderente ai cani presenti sul territorio. Infine nel 2010 il Segugio dell’Appennino-Lepraiolo Italiano viene ufficialmente riconosciuto e diventa razza a tutti gli effetti.

Attitudini e stile di lavoro su cinghiale

Attualmente si tende a pensare che il Segugio dell’Appennino-Lepraiolo Italianosia un cane nato esclusivamente per la caccia alla lepre. Sebbene in questo ci sia un fondo di verità, bisogna ricordare cheil Segugio dell'Appennino nasce come cane polivalente, era il segugio del contadino povero che poteva permettersi un solo cane e questo cane doveva mangiare poco, saper cacciare di tutto (dal fringuello al cinghiale, passando per la volpe, la lepre, la beccaccia...) e fare anche un poco di guardia (abbaiare agli estranei, in sostanza, che per difendersi c'era lo schioppo caricato a sale!).  Veniva detto “lepraiolo” perché all'epoca esisteva praticamente solo la lepre cacciabile con il segugio, ma nella maremma Tosco-Laziale (foto d’epoca lo attestano) veniva utilizzato anche su cinghiale, per non parlare della volpe e della martora! Quindi definirlo un cane "solo da lepre" è per certi versi riduttivo e poco veritiero.

Si tratta di un cane estremamente intelligente, con una spiccata capacità di problem-solving che lo rende estremamente autonomo sul campo, anche se sempre ben collegato al conduttore. In particolare, se ben addestrato, dimostra spiccate doti di ubbidienza che ne fanno un cane ideale per la caccia a singolo, anche se probabilmente da il meglio di se in coppia. Invece, a causa di una certa indipendenza intraspecifica nonché del forte carattere,  mal sopporta le grandi mute, pur adattandosi a lavorare con altri 3-4 soggetti, possibilmente conosciuti fin dall’infanzia. Sul cinghiale si dimostra un discreto accostatore, poco incline allo scagno facile, nonché un ottimo abbaiatore a fermo, prudente ma deciso. In particolare quasi tutti i soggetti, in prossimità dello scovo, alzano la testa per tirare di naso, individuando rapidamente l’animale allestrato. Nella seguita sono estremamente veloci, inseguono con la testa a mezza altezza, utilizzando sia megaolfatto che teleolfatto a seconda della distanza dal selvatico. La voce è estremamente espressiva: acuta e sincopata in traccia, si fa profonda e martellante nell’abbaio a fermo, per poi raggiungere toni altissimi nella seguita, che viene sempre preceduta da un caratteristico “urlo di scovo” che indica la partenza del cinghiale.

L’addestramento andrebbe cominciato precocemente ma non presenta particolari difficoltà rispetto ad altre razze, anche se bisogna porre particolare attenzione alla correzione su animali non desiderati, poiché l’esagerata passione per la caccia induce spesso i cuccioloni di questa razza a scagnare animali diversi da quello oggetto della cacciata. Spesso si dimostrano cani piuttosto precoci, ma proprio per questo il canettiere deve riporre  particolare attenzione al rispetto delle tappe di addestramento, evitando di accelerare troppo i tempi.

In definitiva il Segugio dell’Appennino-Lepraiolo Italiano può risultare un ottimo cane per la caccia al cinghiale e sa dare infinite soddisfazioni a chi saprà addestrarlo correttamente.

 

Standard morfologico

 

Razza italiana di grandezza media a pelo forte e raso con qualità ereditate dal lavoro in terreni aspri di collina e montagna. Di natura socievole, molto affezionato al canettiere. Colpisce la rapidità d’azione la scioltezza dei movimenti, l’aspetto gradevolmente rustico. Tronco appena nel rettangolo di simmetria perfetta, sorretto da arti asciutti, agili e fini, guarniti da muscoli robusti e salienti. Testa mesocefala, con assi cranio facciali superiori leggermente divergenti.

 

  • TESTA

Mesocefala. La sua lunghezza totale è pari a: 4 ÷ 4,5 / 10 dell’altezza al garrese, mentre la sua larghezza è poco meno o uguale alla metà della sua lunghezza.

Indice cefalico totale - I.C.T. 49; più leggera nelle femmine con linee cranio facciali leggermente divergenti in ambo i sessi. Sempre di buon cesello. Pelle priva di rughe o di parti lasse perfettamente aderente ai tessuti sottostanti.

 

  • CRANIO

Seni frontali appena accennati di forma lievemente convessa. La sua larghezza è di pochissimo inferiore alla sua lunghezza (1 cm.) cresta occipitale sensibile al tatto. La sua proiezione sul piano è di forma ellittica, la sommità è leggermente convessa (mai piatta) la sua larghezza costituisce la metà della lunghezza totale della testa. Il solco frontale è lievemente accennato. Lo stop è sfuggente.

 

  • MUSO

La lunghezza rappresenta il 50% o poco meno della lunghezza totale della testa. La canna nasale è rettilinea, accettabile lievemente montonina, ma non auspicabile. Tartufo nero, accettato il marrone, di media grandezza, non molto prominente, con narici bene aperte. Le facce laterali del muso sono fra di loro convergenti, ma senza eccesso, tanto da non formare un tartufo troppo

appuntito. Il labbro superiore deve essere sottile che si approssima all’inferiore senza sovrapporsi.

 

  • MASCELLE

Di forma tronco conica e di uguale lunghezza. I denti, con formula dentaria completa sono inseriti perpendicolarmente di completo sviluppo e di colore bianco candido. La chiusura è a forbice, tollerata a tenaglia.

 

  • GUANCE

Asciutte, con assi laterali leggermente convergenti.

 

  • OCCHI

In posizione tendente al semilaterale. L’angolo dell’asse delle palpebre con l’asse mediano della testa corrispondente ai 20°. Il loro sviluppo deve essere ampio con palpebre bene aderenti e di forma arrotondata. Il colore deve andare dall’ambra al marrone. La loro espressione dimostra intelligenza, vivacità e dolcezza.

 

  • ORECCHIE

Con attacco ampio ed inserzione a livello della linea degli occhi. Scendono piatti con cartilagine

sottile e aderenti alle guance, la cui lunghezza raggiunge la metà della lunghezza del muso. La

loro terminazione è ad apice arrotondato.

 

  • COLLO

Di lunghezza media (quanto la testa) con muscolatura di buon sviluppo, ma nello stesso tempo

asciutto, inserito non troppo alto sul garrese. Netto il distacco nel punto di inserzione della testa;

assolutamente privo di giogaia.

 

  • ARTI ANTERIORI

Spalla con muscolatura bene sviluppata, la sua inclinazione sull’orizzonte oscilla dai 45 ai 53°.

Braccio leggermente più corto dell’avambraccio con angolo scapolo omerale da 105 a 115°.

Angolo omero radiale circa 145 ÷ 150° . Gomiti né convergenti né divergenti.

Avambraccio perfettamente perpendicolare al terreno, con regioni carpiana e metacarpiana forti e

giustamente flesse (75°). Piede da lepre con dita compatte e articolazioni digitali forti. Suole

coriacee, unghie forti e ricurve.

 

  • TRONCO

Robusto con linea superiore perfettamente parallela al piano orizzontale, la cui lunghezza, misurata dalla punta della spalla alla punta della natica, costituisce una maggiorazione dell’altezza al garrese che va mediamente dallo 0,5 ÷ 1,3 / 10 dello stesso. L’ideale sarebbe lo 0,7/10. L’indice corporale medio corrisponde al valore di 89,40 (I.C.), (Dolicomorfo) con dolicomorfismo non accentuato.

 

  • GARRESE

Poco elevato al di sopra della linea dorsale. Punta delle scapole ravvicinate (non devono essere più distanziate della larghezza di un dito) armoniosamente fuso con la muscolatura cervicale.

 

  • TORACE

Ovale di lunghezza proporzionata all’apparenza generale. Lo sterno deve giungere come minimo l’altezza del gomito e quando lo sviluppo in altezza è corretto lo deve oltrepassare di alcuni centimetri (2÷3). Petto ben sviluppato. Punta dello sterno non molto visibile. Costole di buona cerchiatura, ma senza esagerazione. L’indice toracico ( I.T.) corrisponde al valore medio di 50,40.

L’addome risale moderatamente dalla regione mesogastrica verso quella epigastrica senza essere

troppo retratto. Diametro toracico medio di cm. 12,44 (media: maschio – femmina).

 

  • REGIONE RENALE

Robusta, minimamente convessa, molto muscolosa e bene sviluppata in larghezza. Il suo sviluppo longitudinale determina la costruzione rettangolare della razza.

 

  • GROPPA

Lunga non meno di 1/3 dell’altezza al garrese e di larghezza non inferiore alla metà della sua lunghezza, di inclinazione non superiore ai 25° riferiti all’orizzonte.

 

  • ARTI POSTERIORI

Coscia larga con muscolatura bene sviluppata, gamba leggermente inclinata verso il posteriore con un’angolazione corretta. Angolo coxo femorale di 95 ÷ 100°. Articolazione del piede non troppo alta, secca. Metatarso verticale corto e relativamente forte. Il piede è meno ovale dell’anteriore. Gli speroni sono tollerati quando presenti.

 

  • CODA

Inserita in modo da formare un prolungamento della linea dorsale. Discretamente pronunciata alla radice. La sua lunghezza raggiunge la punta del garretto; in lavoro è sempre portata orizzontale. Pur rappresentando una leggera curvatura al suo terzo inferiore non dovrà mai superare il livello della linea dorsale. La lunghezza della copertura pilifera sarà inferiore a quella del tronco (nel pelo

forte) nel pelo raso uniforme al tronco.

 

  • MANTELLO

I colori del pelo ammessi sono:

- il fulvo nelle sue diverse tonalità

- il nero focato

- il grigio lepre

 

Il bianco in particolare nel fulvo è indice di tipicità se opportunamente distribuito nelle giuste sedi come:

- sui quattro arti

- sui tarsi, metatarsi, carpi e piedi

- sul petto a forma di stella

- sulla fronte a forma di lista

- sulla punta della coda

 

in rapporto alla tessitura del pelo esistono due varietà: il pelo raso e il pelo forte con le seguenti caratteristiche:

 

  • PELO RASO

Tessitura vitrea densa, uniformemente distribuita su tutto il corpo. Qualche pelo ruvido sparso sul tronco, sul muso, sugli arti, non costituisce difetto.

 

  • PELO FORTE

in questa varietà il pelo è mediamente ruvido al tatto, di lunghezza prossima ai 3 cm. guarnito da un sottopelo, denso che impedisce all’umidità di bagnare la pelle. La sua distribuzione è uniforme. Fanno eccezione la parte volare degli arti e la testa, dove si fa più denso ma meno lungo. Sulle orecchie invece, il pelo può essere meno denso o addirittura raso. Il pelo comunque deve essere bene aderente al corpo senza formare mai riccioli o boccoli.

 

  • ANDATURA

Galoppo, sciolto vivace elegante

 

  • TAGLIA E PESO

Altezza al garrese nelle femmine da 42 ÷ 48 cm., nei maschi da 44 ÷ 50. Sono tollerati in altezza 2

cm. in più e 1 in meno in soggetti eccellenti. Peso da 10 a 18 kg.

 

  • DIFETTI

Ogni deviazione delle caratteristiche indicate nella descrizione delle varie regioni costituisce difetto.

 

  • DIFETTI DA SQUALIFICA

Enognatismo, prognatismo, monorchidismo, criptorchidismo.

 

  • DIFETTI ELIMINATORI

Quando le altezze sono superiori o inferiori ai margini di tolleranza. Assi cranio facciali convergenti.

 

 

Andrea Antonelli

Autori:

  • Franco Serpentini
  • Stefano Quercetani
  • Aurelio Pase

Collaborano:

  • Carlos Antuñano Diez
  • Mihajlo Hadži-Pavlović
  • Fausto Pezzedaz Trentini
  • Gianluca Petrucci
Ghermire una vita, a qualsiasi specie animale appartenga, è sempre un atto di responsabilità estrema e, o lo si compie con bestiale inconsapevolezza, cosa che non ci rende uomini, o ci si interroga ed allora bisogna darsi risposte profonde.
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