Videoenciclopedia della caccia al cinghiale
Videoenciclopedia della caccia al cinghiale

Sicurezza e pronto soccorso per il cane

Il cane nella caccia al cinghiale è costantemente al fronte. È lui che porge il petto nell’assalto all’arma bianca del nemico. E le ferite se non sono mortali sono ugualmente profonde e dolorose.

Perché il cane non rischi più del necessario, dovremo aver riposto molta cura nell’addestramento, favorendo la sua corretta  stabilizzazione ed insegnandogli bene gli atteggiamenti giusti da tenere nel confronto con un selvatico così tenace e pericoloso.

Nonostante tutte le accortezze, è tuttavia frequente che il cane nel corso della sua carriera le buschi. Quando accade è la fortuna che deve darci una mano. Una ferita superficiale aiuta il nostro amico a capire che il cinghiale va trattato con le pinze; una ferita profonda ci fa correre dal veterinario. Il reiterarsi di incidenti invece ci fa comprendere che quel determinato soggetto va accantonato; arreca danno a se stesso, ci fa spendere soldi per cure e medicine ed aumenta in modo esponenziale il coefficiente di rischio anche per i compagni che cacciano al suo fianco. 

Nel contatto con il cinghiale la fuga non è disonorevole. Il cane che al primo accenno di carica scatta indietro come una molla è un cane furbo, che tiene alla sua pelle. I brocchi restano lì a ciondolare e a far da bersaglio. I matti vanno a morire.

Il giubbotto di protezione non è una cattiva idea, ma il cane va abituato gradatamente. Nulla può comunque contro la percussione, perché un colpo di grifo ben assestato è in grado di spappolare internamente anche un cane robusto. Inoltre, se il gilet di protezione viene agganciato dal dente causa il trascinamento, determinando una situazione molto pericolosa.

Evitare sempre di mettere al cane collari di metallo. Meglio un collarino leggero di facile rottura. Il cane ben educato non ha bisogno di collari resistenti. Il collare di ferro può impigliarsi, non si stucca e può creare complicazioni; se il cinghiale in fuga lo aggancia fa fare al cane una brutta fine. Meglio un cordino sottile che si taglia facilmente.

  • La zannata

Ogni volta che abbiamo la percezione che il cane sia entrato in contatto fisico dobbiamo controllarlo accuratamente. Non bisogna badare solo alle tracce evidenti di ferite e sangue. L’ispezione deve essere molto diligente per individuare eventuali fori di penetrazione del dente.

Il dente del verro è un pugnale lungo. Un foro di un centimetro di diametro può passare inosservato ed essere invece mortale. A volte il cane muore dopo qualche ora o dopo qualche giorno, mentre potrebbe essere salvato.

Lo stesso conduttore può ispezionare l’apertura praticata dal dente  con un dito, ma non è agevole riuscire a capire fin dove è arrivato a far danno.   E’ sempre meglio lasciarlo fare dal veterinario.

Il colpo di dente ai polmoni li fora. Il sintomo è caratteristico: sembra che il cane respiri dal buco. A volte sono rotte anche le costole. Se è stato perforato pure il diaframma, il cane respira a fatica.

Il colpo di dente al costato è sempre di competenza del veterinario. Per il trasporto il cane va fasciato nel miglior modo possibile per evitare che penetri aria fredda dal foro e che i polmoni asciughino. Va bene anche una camicia o  una giacca, dopodiché si corre in clinica senza perdere altro tempo.

Il colpo di dente alle viscere è ugualmente pericoloso. Ma ancora di più lo è se il taglio ha determinato la fuoriuscita delle anse intestinali, che potrebbero impigliarsi nella vegetazione determinando la morte del cane tra grandi sofferenze.

Se la fuoriuscita delle viscere avviene lontano dalla vista del padrone è raro che il cane si salvi. In caso lo si raggiunga in tempo, va avvolto in una fascia di contenimento preferibilmente umida e calda e tenuto al caldo fino all’arrivo dal veterinario. 

Accade sovente che il dente recida i tendini o un’arteria. Nel secondo caso se non si interviene immediatamente il cane perisce. Tamponare la recisione di un’arteria non è facile e se c’è emorragia interna e ce se ne accorge in ritardo si perde il cane.

Il dente del verro è un pugnale lungo ed affilato, che trafigge e può uccidere sul colpo anche un cane robusto.

 

La zanna ha reciso di netto le fasce muscolari di una zampa della piccola  Nerina, tradita da un cane intruso e troppo aggressivo. La ferita, fortunatamente, non ha interessato organi vitali.

  • La percussione

È raro che il cane venga percosso mortalmente. La sua massa fisica non oppone sufficiente resistenza alla furia devastante del cinghiale. Tuttavia accade, e generalmente quando si combina con  l’azione di schiacciamento contro un albero, contro il terreno o contro un altro ostacolo naturale. In questo caso le lesioni interne possono portare il cane a morte quasi immediata ed è difficile intervenire con efficacia. Se il cane non decede sul colpo, inizia a star progressivamente peggio fino al decesso.

Il cane che accusa fisicamente il colpo di percussione va portato entro breve tempo in clinica e tenuto sotto stretta osservazione.

 

Giovane soggetto di due anni ucciso sul colpo dalla  percussione di una scrofa. L’effetto schiacciamento contro un albero è stato letale.  La percussione può avere effetti devastanti. Il cane non presenta nessuna ferita apparente, ma le lesioni agli organi interni, come in questo caso, possono essere mortali.

  • Le ferite cutanee

I tagli della pelle sono facili da mettere a posto. Poche semplici lezioni da un veterinario disponibile e si apprende l’arte del cucito.

Non servono ricami, ma è necessario avere a portata di mano tutto  l’occorrente: un astuccio con un po’ di anestetico locale, un buon disinfettante  e qualche punto.

Se le ferite non sono troppo estese o molto profonde è meglio lasciarle aperte, mantenendo il cane a riposo per qualche giorno ed effettuando una appropriata cura antibiotica. Se invece sono proprio necessari i  punti, va impedito che se li strappi. Nell’apporre i punti bisogna sempre favorire il drenaggio della ferita per evitare che si creino dei versamenti interni. 

Autori:

  • Franco Serpentini
  • Stefano Quercetani
  • Aurelio Pase

Collaborano:

  • Carlos Antuñano Diez
  • Mihajlo Hadži-Pavlović
  • Fausto Pezzedaz Trentini
  • Gianluca Petrucci
Ghermire una vita, a qualsiasi specie animale appartenga, è sempre un atto di responsabilità estrema e, o lo si compie con bestiale inconsapevolezza, cosa che non ci rende uomini, o ci si interroga ed allora bisogna darsi risposte profonde.
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